Le strade del chiurlo dal becco rosso che, ahimè, non venne ascoltato VIII

mercoledì, 08 agosto 2007

Si svegliò alle prime luci del giorno, di un giorno nuovo: senza più sole coperto da scarichi e fumi, ma cupo e concupiscente come solo in quella grande città avida se ne vedevano, un giorno che ti toglieva la vita succhiandola con forza.

Si svegliò alle prime luci che ,sebbene fievoli, furono per lui come lame negli occhi, la testa pesante per la vodka della notte prima.

Con passo incerto si avvicinò al padrone della bettola, grasso ed enigmatico oste che mesceva il suo vino con sapienza per i primi avventori del mattino.

-Cerco coloro che bruciarono la croce per non aver padroni – disse con voce impastata

-E chi cerca questi, di cui non so nulla se non che qualcuno ne è alla ricerca? –

- Io li cerco, il mio nome non è importante, lo ignorano certo come tu lo ignori –

-Eppure delle cose possediamo solo il nome, perciò lascia che tu sia mio –

-Ebbene Abelardo sono nomato, oste, e ora ti prego indicami i segreti rifugi di costoro-

-Se son segreti non sono rivelabili a chicchessia, comprendi, e io non so nulla di queste persone che tu vai cercando, mentirei a me stesso se dicessi di non sapere di sapere di non poter affermare di non conoscere l’ubicazione di tali forre. –

-.  . .-

-Tuttavia mi è anche impossibile negarti che sebbene sappia di non sapere non posso non dire che non sappia di non conoscere dove si trovano i loro luoghi segreti – aggiunse l’ermetico taverniere

- Ottimo trattore, se non sapessi di non sbagliare affermando che tu conosci bene questi luoghi non ti chiederei di mentire dicendo di non conoscerli –

L’oste lo guardò in tralice

-Chi cerchi giovane? –

-Eloisa-

-O sei un folle o uno sciocco, ma certo non sei un traditore, vieni meco Abelardo, ti condurrò ai luoghi celati –

-La conosci? Dimmi ti prego chi è quella dama che mi rapì il cuore!- disse questi con impeto

-Se non lo sai è perché ci sono cose che non vanno rivelate se non quando è per loro il momento di palesarsi da sé. Ora seguimi e più non dimandare, ci sono cose che vanno taciute. –

 

Nembrot alle 11:24 in: prosa, prostata e poesia
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Si può chiedere a una farfalla di amare quel fiore?

sabato, 04 agosto 2007

La mattina è calda, la mattina non è cosa mia, sono da imbrunire, creatura crepuscolare, je suis l'empire à la fin de la decadence, je suis la decadence.
Non c'è nulla di più decadente d'altra parte delle pie illusioni quotidiane, arabescati imbrogli di fumo di cui ci pasciamo grati, con cui vanesi ci ammantiamo d'ombra e porpora.
Si pensa a volte agli incroci di vite, al caso, ai sentieri che ti portano lungo le strade di altri per un attimo, e se per te è un giorno qualsiasi in piscina con amici, per altri può essere un giorno per morire, o l'occasione perfetta per rovinarsi la vita per sempre.
Dimenticavo quanto sanno essere stupidi i quindicenni.
Ci sono troppe cose che dovrei fare, ma è troppo caldo là fuori e troppo colmo è il mio cuore.
Tra meno di una settimana partirò, e poi ancora, che a stare fermi si muore, o nella migliore delle ipotesi si finisce con l'assomigliare al paesaggio che ti circonda.
Non sono mai riuscito ad essere conciso, la sintesi mi sa di sacrificio, è una scusa puerile per chi non sa trovare le parole.
In questo deserto urbano, in questo assolato consesso civile continuo a sognare vladivostok.
Ieri sera volevo leggere Campana, ma il sonno di lei vinse, e ciò non è buono:nessuno può essere stanco abbastanza per rinunciare a Campana.

Non so se tra roccie il tuo pallido
Viso m’apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda
O delle primavere Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina o Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose,
Regina de la melodia:
Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida/
Fu dei capelli il vivente Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore, Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l’immobilità dei firmamenti
E i gonfii rivi che vanno piangenti
E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.

Nembrot alle 10:24 in: la mi vida
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e la madonna pedalava. porco dio quanto filava

mercoledì, 01 agosto 2007

Bonjour a tout le monde fratellini, peraltro quanto è bello in questo il francese, che non  è che dice un generico tutti, che in tutti insomma mica son compresi proprio tutti c'è sempre qualche escluso, qui invece proprio a tutti tutti, il mondo intero, l'universo creato, ed è curiosa quest'assenza di sfumature in una lingua che di sfumature ne ha tantissime e meravigliose.
O tutto o niente insomma quando si tratta di far ragionamenti sul viver sociale, e allora abbracciamo tutto, il panteismo immenso, questi francesi con la loro arroganza da bistrot, il loro perbenismo farcito in baguette, l'impotenza tronfia dei loro nasi non semiti.
Probabilmente ero partito con qualche intento, ma è morto per via.
In compenso ho appena scoperto l'esistenza di un lubrificante dall'evocativo nome di "Panta rei", troppo sottile.

Nembrot alle 18:11 in: foolish
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