Filadelfia,Serra d'Aiello,Tropea, Amantea,Pizzo,Reggio Calabria

sabato, 29 settembre 2007

Forse era ora di dire qualcosa, riguardo a quei giorni, e uno si mette qui dice dai che scriviamo come è andata come no, etc etc
Però poi mica sai bene cosa dire, perchè quelle vacanze più che avvenimenti sono sensazioni, e ricordi e beltà e tutto correlato alla giovinetta che t'accompagnava.

Insomma sono stati giorni splendidi, tutto questo a dispetto di tante cose che potremmo in qualche modo definire ostacoli, come l'essere lì senza auto, o il fatto che a Serra gli autobus non ti caricano su mai, o che lì manca l'acqua (o meglio non si riesce ad aprire per problemi di comunicazione) e il gas e ti senti un po' un accampato.
Ma alla fine è stato bello così, perchè sono cose da fare, sono esperienze da vivere che sia poi farsi 8 km a piedi in salita e in discesa da Serra a Campora, accettare passaggi da giovani coppie espansive e gentili o dal Palermo e dai suoi strani salti logici (dalla magna grecia a bonaparte e da bonaparte alle imprese di Alessandro Magno in Calabria(?!)).

E poi è stata un po' una full immersion nella mia famiglia per quella poveretta, pasciuta e nutrita per giorni e giorni, e poi il mare lì è mare come non ce n'è, e sono meraviglie, paesaggi, isole e mare, e scogli e spiaggia bianca e mare color del vino.
Che sia vederla sempre per casa quando invece si dovrebbe studiare, che sia andare con lei a mangiare funghi a Pizzo, a vedere posti, a fare foto, per questo e tanto altro è stata un'estate splendida, come non credevo possibile potesse diventare.

Ci sono stati momenti grigi ma sono momenti mica per nulla, si superano, si sviscerano, si odiano, si rimuovono, si superano.
Un'ultima nota riguardo ai notevoli film visti in quei giorni, da "Morì con un Felafel in mano", a "Le avventure acquatiche di Steve Zissou" al blasonatissimo "Guida galattica per autostoppisti".
Il bilancio è positivo alfine, un'ottima vacanza, con una persona unica, che tanto mi ha dato e tanto mi darà ancora spero.

 

 

 



 

Nembrot alle 11:33 in: viaggi e formaggi
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vite di confine

martedì, 25 settembre 2007

C’è un nulla infinito di terra bruna e pietre e sale, attraversato da una sottile linea di liscio asfalto che come un filo invisibile lo attraversa disegnando ricami impercettibili, e su questa via evanescente c’è un uomo che cammina.

Questo nulla infinito è il centro di tutto, confine di ogni reale, terra di nessuno, luogo d’incontro dell’impalpabile rete di casualità insufflate dalle materie circostanti.

Lungo quella via un altro uomo cammina, in direzione contraria al primo; tra i due una panchina, un’oasi di frontiera, una fontana chiara alti funghi cangianti, illipe tutto intorno.

Non vi sono, dicono, due fiocchi di neve uguali, così non si penserebbe potessero esistere due uomini così simili che camminavano su vie così simili che come fili invisibili attraversavano speculari due terre così brune, morse dal sole.

I due giunsero a quella piccola isola di serena natura, si rinfrescarono alla fonte, curiosi guardarono l’illipe rigoglioso e gli alti funghi viola che lì abbondavano; poi si sedettero e straniti e sospettosi si osservarono.

L’altro finisce spesso con l’essere immagine antitetica a tutto ciò che cerchiamo a cui aspiriamo, è quasi vittima di una naturale e istintiva tendenza alla conservazione della propria sana autostima.

Si teme insomma di risultare in torto, di scoprire come erronei e opinabili i propri pensieri, i propri costumi.

È questa costruzione dell’io, che inconsciamente ci si impone, a impedire spesso una crescita vera e costruttiva.

Quando si incontra l’altro è tentazione spontanea quella di chiudersi, scappare dal dialogo, nascondersi sotto la sabbia.

“Sarebbe forse d’uopo che si fugga il dialogo, ci si pensi diversi e ci si ignori” disse uno.

“Sarebbe forse d’uopo che si fottesse l’atavico senso di panico per ciò che non si conosce”rispose il secondo.

“Che si fotta”

“Io sono Ibam”
”Ardalion”

“Pessima giornata per camminare, troppo sole, pare sempre che batta più forte sulle frontiere”.

“E’ il calore del confine, laddove mancano calore umano, vita e sensazioni ci si arrangia come si può”.

“Eppure qui non manca la vita, c’è illipe”.

“E funghi, funghi alti e viola, gran bei funghi diamine”.

“Ma, Ardalion, questa è vita ferma, stagnante, vita di confine che sempre resterà tale”.

“Pensi che per noi sia diverso? Non c’è redenzione in queste terre, la vita qui è alga e acqua morta”.

Silenziosi guardarono l’orizzonte di chissà quale terra, la linea piatta brunita dal sole, la terra rossa rosa dalla latitanza di idee.

Timori per quell’incertezza vissuta che chiamiamo futuro sedimentavano in quei cuori, la terra stessa sembrava trasudasse la mancanza di una prospettiva futura, non vi era certezza che l’indomani il sole sarebbe sorto, non potevi giurare che quelle terre rosse avrebbero continuato ad esistere.

“Questo maledetto deserto, lo odio, deserto,nuda roccia,prigione, non so nemmeno dire cosa sia diventato” sbottò Ibam.

“E’ la casa dell’apolide, primo non-luogo, taverna di mare e postribolo dell’universo.

È la fervida incostanza del dio, il sordido formarsi di trame.

E’ il senso profondo nella serica nullità di quegli alti funghi viola recisi e gettati nel pozzo, è il loro carico di morte, la vita che al contempo è in loro.

E’ terra svuotata e traslata, è il chiasmo dell’anima, l’orgia iniziatica del sentimento.

“E’ il nulla…”

“E’ tutto”.

Parole sovvennero ai due, parole belle, ricamate, concetti alti, visioni d’insieme, ma nessuno dei due parlò, che erano colmi della coscienza di essere in quel momento parte viva di quella terra dove non appartenevano a nessuno.

Non era l’incontro di culture quel luogo ma la negazione delle stesse, il trionfo dell’individuo privo della propria sovrastruttura.

Il grande rogo del mobilio, l’ultimo avamposto dell’Uomo.

“Sono partito per fuggire dalle responsabilità, da un destino già scritto, dal piatto ripetersi di giorni sempre uguali, da un amore che non è più” disse piano Ardalion.

“Si fugge sempre dal proprio destino, è più comodo che riscriverlo”.
”Ma non mi sono consumato sulle strade come speravo, e ora sono in questo limbo di nessuno, ma forse è solo tra l’illipe che posso ritrovare me stesso”.

“Forse è davvero così, forse Allah ti ha condotto qui con uno scopo preciso, forse è questa la tua meta”.

“Forse, o forse il caso o altro ancora, forse è proprio questo il mio posto”.

Ma cosa era a reggere quelle terre dimenticate dagli uomini e dalle burocrazie degli imperi? Il caso forse, o un dio, un dio che ormai era morto, un dio certo pazzo: caso o divino volere avevano lasciato architetture e geometrie di natura, vasti cortili di terra, cisterne di roccia e corridoi vasti come mondi, infinite sale sotto quel sole che bruciava.

Non c’era un nome per ciò che stava dietro a tutto quello, solo la sottile meraviglia per quegli alti funghi viola.

“E’ molto tempo che scappo sulle strade del mio paese, e ora mi ritrovo qui, in mezzo al nulla…in mezzo a tutto,e mi rendo conto che forse fuggire è vano, qui ormai tutto è finito”.

“Ti sbagli Ibam, questa è una frontiera, qui le cose finiscono solo per ricominciare qualche palmo più in là”.

“Dunque le strade non finiscono mai?”

“Conosci un posto chiamato Vladivostok?E’ dove terminano le miglia ferrate che attraversano come un filo invisibile un continente immenso; lì i destini si esauriscono e puoi solo guardarti indietro o ripartire da capo”

Guardarono in silenzio il sole basso e lontano e la terra bruna e i funghi e l’illipe.

Tutto era troppo bello per poter pensare di cominciare dal nulla vacuo: era il fascino della pigrizia molle della bellezza.

E ne erano avvinti.

“Valeva la pena lottare per tutto questo, valeva la pena restare vivi”.

“E’ la celebrazione delle cose in quanto realtà, è un tempio di confine alla natura comune del reale, un inno cantato dai cori tremendi delle viscere stesse di questo luogo”.

“Su queste strade  si sognava qualcosa di migliore, pensavamo fossero un mezzo, invece erano la nostra meta”.

E sarebbe bello rimanere qui per sempre, sdraiarsi come un bambino nudo su questa terra – pensò Ibam.

E lasciarsi morire aspettando che l’autunno ci ricopra di foglie – pensò Ardalion.

E l’ultima immagine sarà quel sole basso e rosso e la terra tutt’intorno riarsa dai suoi raggi e ovunque la vespertina certezza d’aver ben vissuto- sembrò sussurrare piano l’illipe.

 

 

 

 

 

 

Nembrot alle 18:54 in: prosa, prostata e poesia
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All you fascists

martedì, 25 settembre 2007

I’m gonna tell all you fascists you may be surprised
The people in this world are getting organized
You’re bound to lose, you fascists are bound to lose

Race hatred cannot stop us this one thing I know
Your poll tax and jim crow and greed have got to go
You’re bound to lose, you fascists bound to lose

People of every colour marching side by side
Marching ’cross these fields where a million fascists died
You’re bound to lose, you fascists bound to lose

I’m going into this battle, and take my union gun
We’ll end this world of slavery before this battle’s won
You’re bound to lose, you fascists bound to lose


Nembrot alle 11:06 in: canzuonette giocose
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Parte il colpo come un petardo nel festino, s'alza lento il volo del Grande Tacchino

sabato, 22 settembre 2007
Avanti, avanti, Cavalieri di Theoden!
Gesta crudeli vi attendono: fuoco e stragi!
Saran scosse le lance, frantumati gli scudi,
e rosso il giorno prima dell'alba!
Cavalcate, cavalcate! Cavalcate verso Gondor!
Si sa cosa è
Nembrot alle 11:21 in: pregnant quotes from nowhere
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Voglio essere una vacca da latte

venerdì, 21 settembre 2007

Man:      My doctor told me to take two of these pills on an empty stomach.
Woman: Did they do any good?
Man:     No, they kept rolling off!

Nembrot alle 16:04 in:
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Il re è morto, evviva il re

giovedì, 20 settembre 2007

C'è freddo là fuori, o almeno così pare da qui, è la placida oziosità del ventre molle delle comodità, il nulla mascherato da mondanità, scarafaggi vestiti a festa per l'ultimo addio a madama verità.
Non c'è spesso un perchè a tante cose, nèn un quando nè un dove tantomeno un allorquando.
E' una sorta di ebbro carnascialesco ricovero delle emozioni o qualcosa di assai simile; insomma un qualcosa di un po' tribale un po' guascone un po' a righe.
Orizzontali, verticali, fate un po' voi che diamine.
3 verticale, 5 lettere, manca di coglioni.
Quante cose lasciate per via, di quante poche sento la mancanza, è il progressivo distaccarsi dal superfluo ovverosia da tutto ciò che non si può indossare o ingerire in caso di necessità.
Inutile dire che così, è tutto un po' beige, il beige fa tanto estate ma l'estate è finita, è autunno cadono le foglie e muoiono i pinguini o migrano non ricordo mai.
L'inverno del nostro travaglio s'è fatto estate sfolgorante ai raggi di questo sole di York.
Il cinismo non riempie le fosse, nossignori, semmai riempie i carnieri, i carnieri, ah la passione venatoria, ah sparare a pernici e fagiani.
Ah.
Appunto.
Tante cose riescono insopportabili ormai, che non è sto gran problema, insomma bisogna pur cambiare aria ogni tanto, sìsì, aria nuova, aggiungere l'aggettivo nuovo rende tutto più bello e accettabile.
Evviva.

 


Nembrot alle 23:22 in: penzieri paciosi
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Le cose attese per molto tempo sanno di liquirizia

mercoledì, 19 settembre 2007

if love's so nice tell me why it hurts so bad

Nembrot alle 12:57 in: foolish
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Babaporcino a palla ed altre amenità

martedì, 18 settembre 2007

Ce ne sarebbero di cose da dire, serie facete e anche a pois, ma ne dirò tre, forse quattro, così, en passant, solo perchè avendo appena scoperto che l'olecrano è detto funny bone per motivi che proprio mi sfuggono, mi sento in armonia col mondo.

1_Iersera avevo un mal di testa atroce e mi veniva da sboccare, forse questo a causa del riso coi peperoni mangiato a cena

2_In provincia sanno come divertirsi

3_Il Brembo è buio però parecchio bucolico vista la quantità di conigli avvistati

4_Le fragole sono mature

Nembrot alle 16:08 in: giardinaggio e vita mondana
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Discorso sopra la natura del globo terracqueo et sopran quanti fiammiferi possano entrare nel solco balanoprepuziale di Dio

martedì, 18 settembre 2007

L'altro dì guardando bel bello un tiggì a caso, in un servizio sulle reazioni al v-day (cacciare i pregiudicati dalla classe politica? domineddio che idea balzana!) una giovinetta attivista di non so che partito (non è importante al fine della discussione) disse questa frase :" I comici facciano i comici, la politica lasciamola ai politici".
Ecco, io ho rabbrividito fratellini miei, perchè questa frase rappresenta la mancanza di coscienza politica e democratica che imbeve tanti coglioni oggigiorno.
Vedete, è osceno se si pensa al senso che quella povera scema ha dato alle sue parole, perchè qui non si tratta di dire "ah la medicina lasciamola ai medici ed evitiamo di curarci tumori con pillole al miele o onde di energia positiva ye yeah", qui si tratta di rinunciare ai propri diritti, si tratta di non sapere cosa sia la democrazia.
Lasciamo la politica ai politici? questa è ignoranza signori, oscena ignoranza, la politica è nostra, checcazzo, nostra e basta, i politici sono solo nostri stipendiati che dovrebbero portare avanti per noi le nostre richieste e le nostre necessità.
La politica è partecipazione totale della comunità che va sotto il nome di nazione, se fosse solo pertinenza dei politici avremmo una deliziosa oligarchia, e invece no, siamo una repubblica porco dio, cerchiamo di non dimenticarcelo.
Sempre parlando di idioti e di politica il buon Bossi, a cui ricordiamo ormai non tira più anche perchè al prossimo ictus finalmente ci resta, ha proposto con padano coraggio uno sciopero contro lo stato (boicottate le lotterie, non pagate le tasse e cose così).
Allora, due considerazioni miei piccoli attenti e stupiti ascoltatori, una di ordine prettamente giuridico e una di ordine etico.
1- se vogliamo essere pignoli e gretti questa si chiama incitazione a delinquere poichè non pagare le tasse, ohibò, è ancora reato penale.
Quindi il signor Bossi dovrebbe vedersi arrivare nel suo castellaccio arroccato sulle verdi highlands varesine un avviso di garanzia.
Ma, e nella nostra storia c'è appunto un ma, visto che il signor Bossi pur guidando un partito eversivo e quindi anticostituzionale, continua ad avere sotto la sua guida illuminata un tale partito possiamo star sicuri che tale letterina ai prodi sassoni in verde (e non si parla di robin hood e dei suoi allegri compagni) non arriverà mai, quindi si deve in ultima analisi aspettare l'ictus.

2-se i guerrieri delle orobie vogliono davvero tenere un comportamento che rasenti il dignitoso potrebbero iniziare col non accettare stipendi da parlamentari o senatori e finanziamenti al partito da parte di quello stato che vorrebbero combattere.

Io però continuo a sperare nell'ictus.

Nembrot alle 11:56 in: trotzskijsm bring me away
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I ventenni oggigiorno andrebbero mandati in abissinia a combattere contro i baluba

sabato, 15 settembre 2007

Cosmè Tura, quanto ammore! *.*

Nembrot alle 18:50 in: pregnant quotes from nowhere
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