In quel cupo e concupiscente giorno Abelardo si sentì di nuovo vivo, la speranza persisteva, la ricerca non era finita: aveva trovato una traccia per quanto labile, quelle persone sapevano chi fosse Eloisa, sarebbe riuscito a scoprire dove trovarla.
Ebbe subitaneamente il suo primo compito, la realizzazione del neofita: mostrando quel coraggio di cui l’amore cieco lo drappeggiava avrebbe dovuto compiere un atto dimostrativo bruciando con fiamme alte e consumiste, non nel senso di grandi frequentatrici di centri commerciali però che una fiamma in giro per negozi sarebbe cosa assai singolare, e appunto consumando tra fiamme terrene preludio di quelle eterne tanto temute da quei creduli superstiziosi una delle principali Case della Luce, ovverosia quei ricettacoli di urlanti e peccaminosi bigotti che terminano in una delle tante guglie della grande città di pietra, cioè non che a terminare in guglie fossero i bigotti peccaminosi e urlanti ma le case della luce appunto.
E giunta la notte quieta e quiescente come bestia in gabbia pronta a scattare ecco Abelardo per via traverse e sotterranee e sotterfugi astuti penetrare nel grande cortile severo e grezzo di una di queste Case, ed eccolo avvicinarsi al portone pesante con passo leggero e lieve come di svelta lepre su coltre nevosa, ed eccolo versare il nero petrolio ed eccolo accendere la prima rosseggiante fiamma.
Ma.
Ma il gotico cielo della grande città insonne non venne illuminato da chiare fiamme e da quella notte non più quieta non più quiescente sbucarono tozze e terribili figure: le Guardie della Fede presero Abelardo e seco lo menarono, per vie dolorose attraverso la grande città che tutto vede e tutto punisce, fino al Palazzo, dove fu recluso in una stanza buia e fredda.
Immemore del tempo che passava, incosciente di quello che accadeva attorno a lui Abelardo sentiva solo la fiamma dell’amore che lo consumava dentro e così smagriva e vieppiù emaciato divenne il suo viso e ancor più malinconico il suo profilo incavato.
E come tutto diveniva anche lui subiva lo stesso processo e non fu più quello di prima ma un uomo solo in una cella fredda e buia dimenticato da tutti e di tutti dimentico tranne che della fresca Eloisa, un uomo lasciato al suo destino, senza più certezze o anche solo idee vaghe su ciò a cui andava incontro.