Le strade del chiurlo dal becco rosso che, ahimè, non venne scoltato XII
Tornato nell’ombra il Prevosto ecco un uomo prendere il nostro e buttarlo su un freddo e lungo tavolo già colmo del sangue di tanta innocenza e vita.
E alla luce delle fioche torce la vista annebbiata di Abelardo riconobbe il grasso ed enigmatico oste
-Sei tu-
-Sono io Abelardo, eppure non lo sono del tutto, per vivere si deve essere tutti e nessuno, confondersi con coloro che strisciano per poter un giorno volare-
-Mi hai tradito-
-Ho solo fatto sì che il tuo destino si compia più rapidamente, ma non dirò altro, ci sono troppe cose di cui non è bene si parli, soprattutto non qui.-
-Aiutami- implorò Abelardo
-Non chiedere il mio aiuto, dispensare dolore è spesso l’unica via per non riceverlo: la vita è dolore, il dolore è vita, non c’è via per la salvezza che non passi dal dolore.
Forse che ci sia un motivo valido per continuare a vivere? Ti sei fatto irretire, come uno stupido, da un’idea, un’immagine; l’irreale si è già impossessato di te, vivresti di sogni e desideri
-Ti consumeresti con un fuoco che non puoi spegnere, non ti è dato placare la tua sete; vuoi forse vivere di desideri insoddisfatti? Vuoi ingrigire nel dolore e nella consunzione dei sensi?-
-Liberami allora da questi dolori-
-Sia come vuoi- concluse con tono calmo il grasso ed enigmatico torturatore.
E cominciò il suo lavoro.












