Libertas
Quanti cavalli hai tu ceduto alla porta
tu che sfiori il cielo col tuo dito più corto
la notte non ha bisogno
la notte fa benissimo a meno del tuo concerto
ti offenderesti se qualcuno ti chiamasse un tentativo.
Ed arrivò un bambino con le mani in tasca
ed un oceano verde dietro le spalle
disse "Vorrei sapere, quanto è grande il verde
come è bello il mare, quanto dura una stanza
è troppo tempo che guardo il sole, mi ha fatto male "
Prova a lasciare le campane al loro cerchio di rondini
e non ficcare il naso negli affari miei
e non venirmi a dire "Preferisco un poeta,
preferisco un poeta ad un poeta sconfitto"
Ma se ci tieni tanto poi baciarmi ogni volta che vuoi.

Se tanto mi dà tanto avrò tantissimo alla fine, che non è poco, potrei farci molte cose con tantissimo, tipo comprare una magione di antica memoria, mettere quattro cazzi di plastica in veranda e farne un qualcosa di pseudokitschvintage e poi bruciare tutto col fuoco che purifica.
Potrei allevare alligatori e pesci luna e farli combattere la notte nello stagno illuminato dall torce, e danze tribali all'intorno e farmi dio e uomo e anima della foresta e dei suoi segreti.
Potrei pagare uno zoppo perchè mi insegni a zoppicare.
La verità è che con tantissimo potrei diventare la verità, e la verità nella fattispecie sarebbe ad esempio un qualcosa come non c'è nulla di più arancione delle arance.
E vaffanculo sarebbe un tantissimo ben speso dai.
Nulla prolifica davvero, nè idee nè ideologie nè uomini nè fedi, solo i topi e gli scarafaggi. E non perchè siano schifosi e portatori di malattie, sennò le fedi le avrei messe tra le cose proliferabili, in realtà sono le sole cose che proliferano in quanto mancanti di anima intesa come coscienza di uno scopo o della mancanza dello stesso.
Si potrebbe dire che quello che certo qui non prolifica è un filo logico, potrei ribattere che nulla è più arancione delle arance.
A pensarci bene con tantissimo c'è ben poco di utile da fare, che tanto, se tanto mi dà tanto, alla fine torniamo sempre al punto di partenza, ovvero da nessuna parte.
Che se poi ci fosse un punto d'arrivo e lo conoscessimo il massimo di metafora che si potrebbe fare sarebbe la vita è come il monopoli.
Bella merda di metafora, onestamente.
Quindi meglio così.
Se dio ci fosse sarebbe tra le carte degli imprevisti o delle probabilità?
Prima cosa davvero un apprezzamento per il fatto che a volte pensino ad iniziative del genere come l'ingresso al cinema ad un euro, che almeno si avvicina un po' di gente, che male non fa mai, un ulteriore apprezzamento al Capitol che non mette in tale occasione la sequela di filmacci presentata dall'UCI ma film di qualità.
Un film di qualità quindi, ben fatto e ben strutturato nelle sue parti, e difatti la somma delle parti dà l'intero ovverosia il film nella sua interezza, senza trucchi e senza inganni, solo la somma delle parti, e hai il film, e hai un'anima.
Se hai difficoltà tenta il tutto per tutto ma se hai difficoltà e miracolosamente sei l'unico dotato di intelligenza e senso pratico non fare affidamento su un vermone senza palle, o tutto andrà male, per l'appunto, e se alla fine io ad Andy mi ero affezionato al punto di sperare in un finale diverso, è anche perchè riconosce la merda in cui si era buttato, e uccidendo l'uomo sul letto (fatto di per se' inutile in quanto dormiva) è soprattutto perchè ci si vede, è un modo per uccidere la vita passata.
Bella l'idea dell'elettrocardiogramma attaccato all'ultimo assassino, sentire la frequenza dei battiti mentre sta commettendo un atto simile.
Un bel film, non è facile trovarne tra le produzioni odierne, ma a cercar bene se ne trovano.
Tante cose che non ti aspetti.
Il giorno dopo l’ammasso di carne piagata bruciata e suppurante che era quanto rimaneva di Abelardo nel suo continuo divenire venne portato in un ampio salone: per la maggior parte occupato da panche scure, sul fondo un alto scranno di legno cupo che come una torre si levava sull’assemblea, nero e terribile.
Venne condotto in ginocchio di fronte all’alto sedile su cui stava assiso un uomo vecchio ormai ma dagli occhi come di fuoco, il Grande Inquisitore.
Mille pensieri attraversarono la disfatta mente di Abelardo, pochi sensati, quasi nessuno che non concernesse la sua Eloisa, dove era adesso che il suo divenire stava per arrestarsi? Si chiedeva lei dove fosse in quel momento quel giovane che aveva incrociato sul suo cammino? Dolevano le piaghe, doleva il cuore e doleva anche l’orgoglio al pensiero che il Chiurlo aveva in fin dei conti ragione.
Se la vita è un succedersi di trasformazioni chimiche e fisiche nell’organismo, pensava Abelardo guardando i risultati delle lunghe ore passate nei sotterranei con quello che era l’oste ma non più solo quello, allora in questi giorni sto vivendo più di una vita.
Entrarono i giudici, scuri e cupi, vecchi già morti dentro, come statue ieratiche, entrò il Prevosto; il Grande Inquisitore ancora taceva, guardando Abelardo pareva contemplare eternità sfuggenti a tutti i presenti, eternità di fiamme e sottomissione in cui presto avrebbe probabilmente inviato il malcapitato.
D’improvviso alzò la testa, tutti tacettero, e disse – Sei Abelardo, ma oramai il tuo nome nulla importa, sei solo carne e peccati nelle nostre mani, ti laveremo la sozzura dell’anima e del corpo –
– Ma quale è mai il mio peccato dunque? Forse che amare sia una colpa? Forse che voi potete non amare? Se io sono colpevole lo siete voi tutti! -
- Blasfemia! L’amore che tu professi è falso, superficiale, peccaminoso, tu esalti la sporcizia e la promiscuità, la perdita del controllo!
- Tu ammetti la carnalità, la bassezza animalesca che comporta, la lurida compromissione di una macchina perfetta come il corpo che Dio ti ha donato! Tu bestemmi ogni volta che pensi un amore simile!
Abelardo lo interruppe – Se è un dono perché maledirlo e nasconderlo? Perché negarlo? -
- E’ dono e necessita prova di esser degni di tale dono, l’amore di cui tu arroghi la santità è solo devianza, è andare contro alla natura stessa dell’uomo, è un disgustoso mischiarsi di umori, il corpo stesso impazzisce, svanisce ogni regola!
- L’unico amore giusto è la contemplazione estatica, in continua sottomissione alla Luce, questo dà all’uomo la saggezza e la misura. Senza regole, senza leggi non vi è rettitudine, senza controllo non vi è civiltà! Solo peccato e abissi di laidi vermi. –
Allora, tre stelle ma sofferte, tre episodi ok, andiamo con ordine.
Il primo fa cagare, davvero, una merda, peccato, poi c'è geppi nonsochecazzo che recita, oddio recita, non sa recitare e sentirla è uno strazio.
Il secondo invece fa un salto incredibile verso vette che non ti aspetti, è un episodio malato, pazzo, e fa pisciare dal ridere, quello da solo vale tutto il prezzo del biglietto, peccato che anche qui a parte verdone, nessun altro sappia recitare.
Terzo episodio che dà la terza stella, bello, non quanto il secondo ma non male, buonismo finale che ci ricorda che anche verdone invecchia, attori già migliori rispetto agli altri due.
Una menzione particolare merita la strepitosa prova della cameriera Olga
Tempo fa mi ero quasi convinto a votare partito democratico, il giorno stesso sentii la binetti parlare di aborto è peccato e omosessualità che brutta malattia.
Poi mi stavo per riconvincere, ma ecco che veltroni zittisce di pietro quando lui propone una sola rete privata a persona.
Poi proprio pochi giorni fa ci stavo ancora per ripensare ed ecco che candidano Calearo, industriale, forse evasore, che propone "Prima di fare ispezioni fiscali nelle aziende si dovrebbe avvisare".
Non ci sto mica a farmi prendere per il culo, nono.
Si vede che non era destino.

Se l'universo è un'entità previamente prefissata non potrò che fare ciò che devo fare il che mi porterà a fare solo cose rette, rette nell'ottica del non avere scelta, non posso errare o tantomeno perseverare facendo l'unica cosa possibile, non posso sbagliare strada salendo delle scale, no way out.
Se l'universo è qualcosa di mobile, di sfuggente, di esistente in infinite modalità dell'essere, una geometria non euclidea mobile come una medusa, ecco esisteranno infiniti mondi possibili in cui sto facendo le cose giuste, compresi infiniti mondi possibili in cui fumo la pipa e altri infiniti mondi possibili in cui muoio sbattendomi la porta in faccia mentre fumo la pipa.
Tutto questo per dire pablatasplam.
Cioè nulla.
Buh.
Cioè boh, sono un po' perplesso oggi, e può dipendere da mille ragioni: dal fatto che ieri notte ho dormito quattro ore causa insonnia, che stamattina mi sono alzato alle 6.20, che sono stato in in giro tra università e viaggi per 13 ore, che un treno in ritardo uno soppresso e uno che brucia son troppi per tutti.
Sono un po' perplesso e un po' confuso, dovrei essere contento, abbiamo visto come fare massaggi cardiaci, come usare un defibrillatore, son cose che mi piacciono, dovrei essere soddisfatto.
E invece no, sono triste, non so nemmeno bene perchè, non mi sento particolarmente in forma, forse e soprattutto mi sento un po' stupido ultimamente, non per cose fatte ma per come mi sento trattato, come se non avessi pensieri o sentimenti, boh.
Spero sia passeggero, spero tutto torni ottimo come prima.
Speriamo, davvero.
A volte ho paura anche io.