Sanno come prenderti, come farti loro, sono sorrisi seducenti quando tutti ti voltano le spalle, sono spalle amiche su cui piangere quando il fallimento è il tuo pane quotidiano, è ciò che vuoi nel momento in cui ti serve, ma è solo facciata illusione.
Se ti apri a loro i pesci sono denti che dilaniano, sorriso di morte, sono la punizione più crudele per il tuo essere fragilmente umano.
Scola un litro di buon vino, non farti problemi: la coscienza del peccato è una debolezza che non ti salva, il rimorso sarà la tua condanna.
Zittisci la mente, non pensare.
Quello che fai lo fai per te, basta lì, null’altro, i pesci sanno, vedono dentro di te.
Entrano dentro di te.
Resisti ai loro sorrisi stucchevoli, alle loro maniere affettate, sono solo maschere, e sotto di loro nulla, solo un sorriso che non perdona, un sorriso di morte.
Niente sotto ai loro occhi che non sia l’abisso, sono occhi gialli di luna e verdi di alga, sono occhi malati di una malattia che uccide te non loro, sono cicatrici che deturpano il lieve succedersi delle stagioni.
Sono la fine della tua interezza, ti dimidiano, ti divorano, prima gli occhi, poi il cuore, ma a quel punto il cuore te lo starai divorando da te.
Se ti fanno loro sei loro per sempre.
Sottraiti all’abbraccio dei pesci, è un abbraccio da cui non si sfugge, un contratto da cui non ci si sottrae una volta comprese le conseguenze.
Sfiora leggero le onde del mare dell’Oblio, gioca con le onde ma non interrogare i suoi abissi, terribili sono le risposte, terribile è la verità-
Vuoi la verità pellegrino? Non c’è verità, forse non ci sei nemmeno tu, certo non c’è questione su cui discutere, né un cielo sotto cui farlo.
Certo c’è il grande sconfinato mare, certo ci sono i pesci.
Altro non si riesce a pensare, solo il mare smisurato all’orizzonte, e dentro di esso i pesci, quei pesci crudeli quei pesci di morte.
E dentro di esso solo tu a galleggiare i capelli accarezzati dalla corrente, solo quei pesci affamati, quei pesci di notte.
E vedi la fine nei loro occhi, nelle loro fila di denti bianchi come le montagne più alte, spietati e fatali come le montagne più alte.
Rivedi in loro la tua infanzia i suoi luoghi. E nulla più vedi dopo.
Ti mangeranno gli occhi.
Fuggi pellegrino, non specchiarti nel mare dell’Oblio, prosegui rapido, non cadere nei suoi tranelli, non sostare lungo le sue coste, numerosi sono gli orrori che contiene, numerosi i loro nomi e le loro arti.
Uno solo il tuo destino.
Fuggi ratto, lontano, sulla terraferma ma non trattenerti, il nulla poi ti aspetta, il nulla pietroso e salato del vuoto sabbioso di vento, il nulla del lungo deserto.
Sono le sabbie del Sé, terribili e avviluppatrici.
Da perdersi nelle sue dune, tra le sue sabbie nei suoi disegni concatenati al nulla terribile del sole battente, unione di mondi e menti e vastità commisurate soltanto al terrore della follia a cui portano.
Cosa ne sarà del tuo viaggio lungo una vita, della tua esperienza lunga quanto la strada, cosa di quella vita lunga un viaggio, un secolo, un momento, non c’è tempo né misura per quello che si trova qui, per quello che aspetta te.
Non c’è altra spiegazione altra speranza al di fuori di quella miserevole possibilità unica di auto annullarsi, dormi ti dice il deserto, poggia il tuo capo sul mio seno di sabbia, non chiederti nulla, riposa figlio mio figlio del mio seno di sabbia, molte parole dolci come il miele ti dice il deserto del Sé, tante parole terribili come fiele.
Solo morte portano con sé, solo la sconfinata impietosa contingenza di destini tra te e ciò che immediatamente ti circonda.
Quando è spessa la tua corazza?
Quanti angeli ci ballano sopra?
Il deserto è più forte, il deserto ti sfinisce, piena di sabbia è la tua corazza, croste dure sul tuo viso, duna diverrai, non resistere abbandonati al giusto e materno abbraccio del seno sabbioso.
Solo il tuo bene desidera, sa cosa è giusto per te.
Sa che vuoi solo dormire, riposare le tue stanche membra scosse dal viaggio; tante cose sa il deserto e sa incantarti e incatenarti per sempre,sarà la tua gabbia e la tua vita.
Sarà la tua morte.
Forse non v’è più nulla, forse ancora una speranza la conservi e allora usala come uno scudo contro il terribile avanzare delle sabbie, come una diga ferma questo fiume impazzito, resisti al suo insidioso chiamarti.
Sei a casa, ti dice il deserto, resta con me, qui trovi ristoro qui trovi amore, qui trovi dimora per i secoli a venire, qui trovi giaciglio guanciale e cilicio.
Dimentica qui le tue pene amore mio, ti dice il deserto, scoprine qui di nuove amore mio, il deserto ti sussurra.
Lo senti vicino a te, ti capisce ti parla, sa cosa vuoi, sa cosa è giusto per te.
Qui con lui pensi di trovare gioia e pace, ma solo consunzione ti aspetta, solo il fiorire di sangue sulle tue piccole mani.
Non c’è più futuro qui di quanto ce ne sia in una coppa svuotata, in un tripode spento.
Solo sabbia e ancora altra sabbia, dune dopo dune dopo dune, e poi dune ancora e sabbia e sabbia, e poi rabbia ma oramai è tardi e solo è altra sabbia ancora, ed è tardi per tornare indietro, è tardi per rompere il patto che è patto di sangue, è fiorire di firma sulle tue piccole mani.
E’ tardi amore mio, ti dice il deserto – baciami amore, ti dice, baciami e perditi in me, oramai è tardi, tanto vale dormire, non andare avanti, è tardi amore ti dice.
E’ crudele il deserto, è crudele come il sale nelle ferite, come l’amore nella vita sa farti male ed essere dolce.
Sa ucciderti dicendoti parole d’amore, sa parlarti di futuri insieme, di mobili da comprare per la casa di una vita insieme piantandoti un coltello nella schiena, lasciando che il topo del deserto si faccia in te la sua tana.
Cedi per un attimo a lui e farà di te l’ombra di te stesso, cedigli e diverrai solo un’intenzione mancata.
Se cedi al suo amore diverrai come pietra, e vagherai tra le sue sabbie come un pazzo, scavato e consumato come una candela antica, braci i tuoi occhi, ragni le tue mani, pazzo andrai come in mezzo alla disperazione più nera.
Non sperare nella sua pietà che solo conosce il maglio di ferro e la fiamma e l’olezzo di carne morta nei suoi abbracci sabbiosi.
Conosci tu l’orrore?
Viaggia folle nelle sue immensità, ama il suo bruciare, il suo sole sempre fermo sempre su di te, canta il tuo amore ma le sue orecchie saranno sorde.
Conosci tu l’orrore?
Vaga come pazzo nelle sue gole più nascoste tra antichi circoli di pietra, tra le colonne di marmo senza più un perché, come loro diventerai, e nulla più.
Un altro trofeo per il suo cuore senza fondo per la sua malata idea d’amore.
Amerà il tuo soffrire senza un fine, eternamente lo reitererà, ti prometterà amore ti darà tormento e lo sa glielo leggi nella voce crudele e fredda e altera.
Altri non sei che la sua vittima tra mille altre.
Ti promette amore ma solo vuole un corpo in più tra le sue braccia di sabbia, un’altra colonna in circoli ora muti che un tempo gridarono la loro perdizione nei suoi tornei amorosi ma non sarà che sterile retorica e cavalleria ormai morta e dove ora biancheggiano le ossa gridavano i cavalli e i cavalieri rossi di sangue e d’ira e d’amore folli tra loro combattevano, combattevano perché dentro di sé ne erano sospinti, perché la luna glielo diceva la luna col suo sorriso crudele di morte, la luna che rideva folle e sdentata gli occhi persi a chissà quale orizzonte di fiaba e d’orrore e chissà cosa avevano visto i suoi crateri certo altro sangue altra morte, solo fiori spezzati e ossa secche e fango a coprire le sofferenze.
Conosci tu l’orrore?
E’ una stanza vuota, è una cappella in cui muoiono i destini mentre fuori splende il sole, è dormire al tramonto, vegliare la morte del sole.
E’ guardare nel profondo delle gole e dei crepacci delle sue rocce, è guardare il cielo chiaro da far male e pensare alla pioggia che non arriva e mai arriverà.
Conosci tu l’orrore?
E’ quel sole crudele che non ti lascia mai, che ti segue passo passo, che sa dove andrai, che già ti precede.
E’ l’abbraccio del deserto che non ti lascia e mai ti lascerà, è l’amore che ti uccide.
Dormi amore mio, ti dice il deserto, ferma il tuo cuore che batte impazzito, ferma il tuo respiro profondo, dormi amore mio ti dice il deserto, dormi e non svegliarti.
E ti dirà parole che sanno d’amore e d’altri tempi in cui Bellezza e Virtù erano i suoi nomi e sarà ancora meno dolce annegare nel suo abbraccio di sabbia.
Ribellati e sarai domato e punito.
Rilassati al suo volere che non conosce freni e sarai parte di lui, e ti consumerà e brucerai come una fiamma tutto di colpo.
E vivrai vite di coyote lunghe un attimo lunghe un’era, e vedrai imperi nascere e crollare e vedrai fiori sbocciare.
E vedrai uomini venire e uomini perdersi nelle sue vastità, farsi di pietra diventarne parte e abbracciare il suo rotondo abbraccio di sabbia e amore.
Cerca un’oasi nelle sue miglia sempre uguali e troverai solo buchi di roccia e grida e pianti e stridere di ossa sulle pietre.
E saprai che non c’è ritorno nel deserto del Sé per chi di fronte a lui si china e mostra il collo, non sottometterti alla sua forza e al suo amore malato o diverrai sabbia e pietra.
Sabbia e pietra diverrai.
Conosci tu l’orrore?