Come dio comanda *
I registi, dentro e fuori, invecchiano, e nell'autunno incipiente dell'anima sua salvatores ci regala questo uhm film? film va.
Allora io prima di vederlo ho sentito qualche intervista del regista, qualche recensione (anche il mereghetti, ubriaco, lo definisce un buon film) e insomma, mi aspettavo un film un po' denuncia, un po' rapporti figlio scemo-padre nazi.
E invece?
E invece boh, è un pasticcio di più cose, e per carità il film all'inizio è bello, fino a quando, dopo una scena decisamente troppo lunga in mezzo al fango sotto la pioggia (ovviamente) il grosso orango nazi vive una parossistica, insopportabile, insensata sequenza in cui più volte soccombe alla sua coscienza nel tentativo di uccidere il mongolo di turno (Elio Germano) fino a quando ecco, deus ex machina, una provvidenziale (per il mongolo) emorragia cerebrale, così, dal nulla.
Insomma le trovate narrative di una caffettiera, d'altra parte lo prende da un libro (libro, bah) di Ammaniti, una caffettiera della scrittura appunto, e alla fine esce un qualcosa che ti lascia perplesso.
E ti chiedi: e?
E congiunzione, perchè fino all'ultimo sei portato a pensare, a sperare, che sia uno scherzo, che abbia nel finale un barlume di talento e si risollevi e dia un senso a tutto.
Ma no.
Dopo un po' che si era capito l'andazzo la gente usciva tranquilla per soddisfare bisogni fisiologici, e nel momento clù col fascio che si sveglia dal coma, un bravuomo dietro di noi mi ha colpito col lapidario commento: 'l'se desdàt.
Si svegliasse anche salvatores, sarebbe tutto grasso che cola.












