strawberry field

domenica, 06 dicembre 2009

La realtà delle cose è spesso più accecante dell'immaginazione, l'immaginazione a fronte della realtà delle cose fa spesso molto più male della pura fantasia.
E la cosa più saggia resta come sempre non pensarci. Chiudi gli occhi, se tu non vedi il mondo questo non esiste, è quindi una tentazione forte ogni tanto serrare lo sguardo e fare la propria apocalisse personale.
Ohibò.
E' quello strano miscuglio di sensazioni che si inseriscono a guisa di armoniche sul suono fondamentale che è quel bipolare sentire che permea la vita. E quindi ecco l'onda frammentata che suona un po' stridente, che copre col suo gracchiare ogni altro suono e ti porta a non capire più nulla.
E c'è anche quella strisciante melodia in sordina che ti fa sorgere il sospetto di star sbagliando tutto.
Si sa mai
A volte essere presi a sberle è meno malsano che starsene sospesi in un limbo.
Brutto posto il limbo.
Bimbi, pianti e stridor di denti.

Nembrot alle 22:39 in: penzieri paciosi
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è tutta colpa dei caribù

mercoledì, 25 novembre 2009

Il prestigio è il riconoscimento unanime delle carenze altrui, per dirne una; per dirne un'altra senza motivazioni non si va avanti, e nel momento in cui ti rendi conto che se non va avanti le motivazioni ti sono precluse allora cominci anche a pensare ohibò, è un po' un problema.
Le cose più difficili da dire, da scrivere, da ammettere sono sempre le più importanti, e non si troverà qui nulla di fondamentale.
Certe cose puoi solo tenerle dentro, sperando che qualcuno sappia cercarle.
Non si può nemmeno pretendere niente, se non la libertà di scegliere di non farlo.
Tra una mancanza e l'altra si deve pur cercare di avere dei pricipi. Ed è d'uopo scegliere quelle battaglie che sono perse già in partenza, ti dà un senso come di casa.

Nembrot alle 22:08 in: penzieri paciosi
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L'amore ai tempi della diarrea

mercoledì, 21 ottobre 2009

L'idea fa un po' schifo a dirla tutta, però è venuta così, d'amblais, e tanto vale. E' che un po' pensavo a un bel libro e un po' a un pessimo film, e in generale agli scrittori sudamericani e al fatto che tutto quanto sta nei loro libri e , immagino, nella loro testa sia l'amore, ma un'amore malato abbarbicato, soffocato, dalla morte, dal lezzo, quasi riesci a immaginarti amanti appassionati ma deteriorati, di un giallo itterico, quasi senti i loro lamenti e vedi le mosche danzare nel caldo pomeriggio dei caraibi. Terribile a tratti, ma anche assolutamente splendido a suo modo.
E sullo sfondo il destino ineluttabile e accanito a distruggere tutto, e la sorte troia che però con te non va mai, e ti ritrovi a invecchiare in un patio assolato e solitario, tu e un albero, più vecchio di te, ad aspettare la fine sotto lo sguardo del tramonto sul malencon.
Assolutamente superbo, molto al di sopra del nostrano decadentismo, una sublimazione e una trascendenza riguardo a quello che a conti fatti possiamo e vogliamo definire una decadenza del corpo e dell'anima. il tutto messo a macerare al sole.
Panta rei per sopportare tutto e panta loni per sopportare il freddo e la vergogna.
Qui non c'è più molto da sopportare se non il peso di se stessi il che da un lato non è la fine del mondo, dall'altro lato è però un problema non da poco essendo improponibile un'autoseparazione. Molto più fattibile un'autostrada, ma di quella ne ho già abbastanza dopo tre soli giorni in quel di Cinisello Balsamo, ridente borgata della ridente brianza. No direi che fa discretamente cagare.
 

 

Nembrot alle 19:16 in: penzieri paciosi
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Soverchio

giovedì, 24 settembre 2009

Si diceva, no non proprio, si pensava, sì ecco, si pensava che all'incirca suppergiù ci sono due cose contrastanti, un' ambivalenza, ecco da un lato la coscienza del male fatto, alla dostoevskij insomma, aver tradito le persone a cui tenevo, gli amici, me stesso. Ebbene sì anche me stesso no? per dire l'innocenza, i sogni e gli ideali e tutto il contorno.
E se da un lato c'è questa consapevolezza del marcio che ti circonda si diceva che pur mi sento dimidiato e quindi dall'altro c'è pure, la speranza di aver fatto qualcosa di meno sbagliato.
E sia, non che bilanci certo, è una pesa iniqua ma pur c'è.
Chiamiamola speranza, chiamiamola illusione, ma c'è.
Un'illusione mi seppellirà, una di troppo.
Nel frattempo c'è speranza, nel futuro, nel cambiamento, in un sano cambiamento.
ma cosa è sano?

Nembrot alle 21:49 in: penzieri paciosi
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La banalità del pene

giovedì, 02 luglio 2009

La vera grandezza sta nel guardare tutto che affonda piano e mantenersi abbastanza lucido per riuscire a rimpiangere a fondo, con tutta la coscienza di quanto faccia male, ciò che si sta andando a perdere.
Come le vergini sciocche che costruivano l'arca sulla sabbia, ma poi arrivava Golia e la butta giù soffiando, mentre le vergini sveglie l'arca l'avevano fatta di solidi mattoni.
No?
Magari faccio un po' di confusione.
Ma l'idea di fondo è il poter essere abituati ad attacchi e manifestazioni di stupidità da ogni parte e lasciarseli scivolare addosso, sempre pensando al bene superiore, comune.
Il Lussemburgo è un posto piccino, qualche banca, pessime squadre di calcio.
Qualche banca.
Forse l'ho già detto.
Ma è davvero un posto piccino.

Oggi ho imparato che: - se stacchi un rametto di limoncina e lo metti nella terra questo attecchisce e hai una nuova pianta.
                                         - una bara di celluloide costa 35 euro
                                         - il bacio alla francese in francia dio solo sa perchè è chiamato bacio alla fiorentina.
Tipo la bistecca

Nembrot alle 22:18 in: penzieri paciosi
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Yes, week-end!

martedì, 05 maggio 2009

Pensavo al natale, bianco natale no? insomma la canzone, l'idea, tutto molto patetico vero, ma ci sono momenti anche per queste cose in fin dei conti, regressioni delle reti neuritiche a banalità puerili.
Bianco quindi, bianco come il monte, sormontè, soverchia eleganza, la contessa è morta evviva la contessa, champagne!
Pensieri in lisergica tollerante libertà, vigilata dalla ragione ma non la raison d'etat, quella giammai, la rifuggo indignato e piuttosto ancor indigente.
Idee indigeste ai più, ai più che sono indigeni affamati di nulla, guardano gli specchi luccicanti e le perline e dicono ah la civiltà e intanto la civiltà gli sorride col candido viso europeo e tac con una mano dà perline ma dietro quei baffoni da profondo Meclemburgo se la ride e con l'altra mano tac prende oro e lascia morte.
Uno starnuto spagnolo e tac morti come se piovessero.
Mi duole il dito, non qui nello scriptorium e poi era il pollice qui si parla di indice.
E nella ragnatela dei rimorsi e delle speranze ci sta una bestia brutta, otto zampe, sei occhi (sei?) e non abbastanza cuore per risparmiare le larve dei sogni.
Nulla è più surreale della quotidianità, il che è tutto dire.
Basta dire.

Nembrot alle 20:05 in: penzieri paciosi
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Sciogli le trecce cavalla

sabato, 04 aprile 2009

Si è ben in diritto di porsi domande un po' strane un po' come dire ex abrupto tra se' e se', e poi è sempre tempo di domande, anche perchè se si aspetta un tempo di risposte buon pro ti faccia, prosit e a capo.
Fuori da casa mia imbecilli fanno bordello in moto il che mi impedisce una concentrazione di qualsiasi grado.
Una parola italiana con n e p attaccate, "np"... boh.
Non vale sanpietrini.

Nembrot alle 19:46 in: penzieri paciosi
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Happy birthday mr. president

domenica, 22 marzo 2009

Alcuni ottimi motivi per cui mi piacerebbe fare il papa:
1- d'estate puoi andare in giro con la tonaca bianca e sotto niente
2- sei un monarca assolutista
3- un sacco di pirloni smaniano per vederti alla finestra
4- puoi dar buca all'ultimo ai pirloni del punto 3 e questi continueranno comunque a smaniare per te
5- hai le pantofole di prada
6- puoi scomunicare
7- qualsiasi cagata tu dica tutti la prenderanno sul serio e la difenderanno a spada tratta
8- viaggi un sacco
9- hai un sacco di tempo libero
10-puoi entrare in un bar, dire "sono il papa" e sicuro che qualche sbarbina la rimedi
11-hai quella macchina bianca coi vetri strani


Nembrot alle 19:30 in: penzieri paciosi
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Una mano tira l'altra

venerdì, 20 febbraio 2009

A volte è tanto ovvio che la gente non è cattiva, ma solo colpevolmente pigra.
A volte è tanto ovvio che oggigiorno fai più figura su una croce che in mezzo alla gente.
A volte è tanto ovvio che tutto quello che facciamo lo si fa solo perchè temiamo gli spazi vuoti e i tempi morti.
A volte è tanto ovvio che forse nel Getsemani era meglio far crescere solo ulivi invece che illusioni.
A volte è tanto ovvio da risultare superfluo.

Nembrot alle 15:28 in: penzieri paciosi
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Les Folies Bernarde

domenica, 25 maggio 2008

Odio fortemente quando splinder decide di bloccarsi facendoti perdere quanto scritto, e si scriveva appunto discorrendo di necessario e contingente e della necessità di distinguerli sempre, che una cosa è il necessario come per un novello de Sade scribacchiare con un uovo rotto nel culo, e una il contingente che può essere che scriva con la spalla che mi fa male ma per i cazzi suoi.
E insomma, che il contingente oggigiorno ci sommerge e sempre più e sempre più e noi nulla, sul fondo ancorati al necessario cercando di respirare.
E qui si pone il problema che non si respira, e quindi o affoghiamo glu glu glu o l'evoluzione si dota di branchie inaspettate, e quindi ti tocca nuotare nel contingente e diventarne parte, e i Signori del Primo Pomeriggio picchietteranno annoiati sui vetri, e di tanto in tanto daranno del plancton, plancton e champagne, parbleu.
E non so quanto possa convenire finire peggio degli astici con tanto di elastici, insomma mica troppo divertente, no?, a meno che non si sia amanti del bondage.
Ecco questa cosa degli astici come amanti del bondage, ecco mi piace, è una metafora mica da ridere, di quelle che escono solo se si galleggia oltre il contingente fino ai lidi felici del non-esserci.
Il baratto era una buona cosa però. quanto potrebbe valere una spesa media all'auchan? tre galline? Un bel vaso? Un primogenito maschio?

Nembrot alle 19:51 in: penzieri paciosi
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